Blog-5 - Il Perditempo

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11 aprile 2024: La verità nella Bibbia (L645)

Affronto un tema un po’ spinoso, entrando nel campo della teologia un po’ difficile, che sarebbe riservato agli specialisti della materia. Lo faccio però a mio rischio e pericolo … non rischio o, perlomeno, tento di non rischiare sulla pelle degli altri. Le affermazioni bibliche hanno (ad esempio, quando parlano di miracoli) un valore simbolico, reale o letterale. Simbolico, per chiarirci, significa né reale, né metafisico. Significa che si allude ad un concetto mediante un fatto. Il fatto (ad es., un miracolo scrupolosamente descritto) allude ad un concetto per assonanza logica e metaforica. Reale significa metafisico. Il fatto descritto non è da intendersi in senso letterale, ma neppure simbolico. Ad esempio, si parla di un miracolo e si vuole alludere ad un evento diverso da quello letteralmente descritto, un evento però metafisico come può essere l’esistenza degli angeli, la sorte dell’anima eccetera. Infine, ci sono fatti biblici che vanno intesi nel senso letterale della loro descrizione: qui non c’è da aggiungere nessuna particolare spiegazione.

4 aprile 2024: Pudore (L644)

Non esiste solo il pudore in campo sessuale, ma, al contrario, il termine può essere inteso in un significato molto più ampio. Pudore nel senso di rifiuto dell’odio (si pensi all’odio antisemita o anticristiano ecc.), pudore nei gesti che offendono, pudore nelle parole che profondamente feriscono. Anche arrivare in grave ritardo all’appuntamento con amici è una mancanza di pudore nell’amicizia (e, aggiungo, nella buona educazione). Ma Gesù estende il concetto pudore. Odiare i nemici è contro il pudore, chiamiamolo, evangelico. Così pure è non riconciliarsi, così è lo sparlare alle spalle. Pudore è perdonare anziché vendicarsi. I cristiani di oggi, hanno ancora il senso del pudore? Si può dire: la società ha ancora la fede? Infatti, Gesù si chiede se al suo glorioso ritorno troverà ancora la fede sulla terra. Ma se non abbiamo pudore in base alla fede, vana è la nostra fede. Pudore davanti alle tragedie, a volte, è il silenzio. Il silenzio di fronte alla Shoah, il silenzio davanti ai morti di tutte le guerre. Il silenzio terribile nella tragedia della Crocifissione sul Golgota. Eccetera.

28 marzo 2024: Amicizia e subalternità (L643)

La relazione di amicizia come la relazione di paternità spirituale, presuppongono entrambe un rapporto di affetto umano che non viene mercificato in rapporto da superiore a subalterno. A volte, simuliamo proprio un rapporto di quest’ultimo tipo (erroneo) a parole, ma poi nei fatti esprimiamo un rapporto (corretto) di amicizia, di affetto, di paternità spirituale. I fatti parlano mille volte di più delle parole e le strategie del cuore conoscono le loro vie meglio di escamotages a basso impatto e a basso rischio. Voglio essere meno criptico dicendo che a volte si litiga ma poi si rifà amicizia e si ancora più amici di prima. Se ci si fa bloccare da una ostilità dei gesti superficiali ed esteriori, si rischia veramente di danneggiare relazioni umane positive ed arricchenti.

22 marzo 2024: Bellezza della virtù (L642)

La virtù che affascina, quando la contempliamo in quella che il Papa ha chiamato la “cattedra di Cristo”, che è la Croce, è certamente ispiratrice di una fede matura e viva. Però, tutta la vita di Gesù è una cattedra che fa risplendere non solo la virtù specifica di Gesù, ma anche quella del Padre, perché chi ha visto e conosce Gesù, ha visto e conosce il Padre (Giovanni 14,8-10). Però, questa dimensione metafisica si intreccia con le virtù sempre cristiane che però il mondo cd. profano reinterpreta e raffigura a suo modo, nel comportamento quotidiano del popolo, specialmente della gente cristiana. L’arte, a sua volta, è una sorta di “seconda Chiesa”, come c’è una “seconda Gerusalemme”, quella celeste che attendiamo come dono di Dio nei tempi messianici finali. Ora, chi compie un’opera buona nel nome di Cristo, certamente, imitando il Maestro nelle virtù, non manca di ricevere il suo premio in termini di accrescimento della fede, di bontà, di altruismo e di pensieri santi, necessari anche, mediante il comportamento e la parola, all’edificazione del prossimo. Infatti, in merito a quest’ultimo punto, anche la correzione fraterna (che deve essere fatta con delicatezza, dice la Scrittura) è un modo di condurre alla virtù. Il mondo è orientato alla sconfitta del Suo Principe proprio tramite l’esercizio delle virtù e questo è l’ultimo aspetto e concetto che mi premeva esprimere.

16 marzo 2024: Nostalgia (L641)

Poco fa mi chiedevo sulla piattaforma sociale X, già Twitter, come è possibile che a volte per ritrovare sé stessi, cioè per mettere a fuoco ciò che vi è di più autentico in noi, si debba andare a ritroso nella nostra vita passata. Forse, Gesù stesso quando svolse la Sua gloriosa missione pubblica sulla terra, aveva però nostalgia del Paradiso. Il Paradiso dove regnava lontano dai pericoli, nella pace e nella gloria del Padre. Quindi la nostalgia è certamente – se rettamente intesa – un sentimento oltre che profondamente umano, anche profondamente comprensibile e direi saggio (non arrivo, ma forse potrei arrivare a dire, santo). Certamente, lo è se diventa memoria di tutte le cose buone che abbiamo fatto nella nostra vita e con le quali, pian piano, abbiamo costruito quella che poi è la nostra esistenza, la nostra persona, la nostra psiche, direi, nell’oggi, nel presente.

7 marzo 2024: Mostri (L640)

Facendo un servizio di volontariato per i salesiani, ho imparato, almeno parzialmente, ad apprezzarne l’umanità, lo stile, il metodo. Sono felice di questa mia attività e delle tante occasioni che mi dà di partecipare attivamente alla vita della Chiesa, di conoscere nuovi aspetti della dottrina, di intrecciare rapporti di amicizia. Lo Spirito è veramente in atto ogni volta che, prima di partecipare alla sacra Liturgia come fedele, lettore e volontario, lo invochiamo non solo con fede, ma con passione vigile, sincera e autentica. Certo, non siamo mostri se sbagliamo. Nella Chiesa, tanti cercano e trovano una occasione di riscatto circa gli errori della vita passata. Infatti, un Salmo 24,7 dice: “Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore”. Se ci siamo venduti al miglior offerente per una vita più comoda ma meno libera (si ricordi il libro, La collina dei conigli di Richard Adams), la Chiesa sicuramente ci dà una seconda chance. Certamente, non tutti siamo poi fedeli e rispettosi, non tutti ricambiamo, non tutti siamo degni. Ma chi è veramente degno? Spesso, facciamo esattamente il contrario di ciò che ha fatto Gesù Cristo, ma non per questo diventiamo dei mostri ai Suoi occhi.

29 febbraio 2024: Sdrammatizzare (L639) (U.A. Nota interna)

Sdrammatizzare è un’arte che si impara con l’età, ma c’entra anche il discorso della fede. La fede, infatti, è uno dei modi di mettere al centro, non noi stessi, ma Dio che ha uno sguardo di pazienza, di tenerezza e di giusta severità su di noi; in altri termini, uno sguardo di padre. Questo Padre buono non vuole che ci rattristiamo inutilmente, tanto meno che diveniamo giudici spietati di noi stessi. Apportiamo (con terminologia commerciale, potremmo dire, “conferiamo in”) a Dio tutti i nostri dubbi, errori, peccati, sia quelli commessi in buona fede, sia quelli commessi con deliberata e lucida cattiveria e intenzionalità. Se ci facciamo guidare, se riconosciamo che solo Dio è giudice, ci affidiamo a Lui con serenità, e possiamo fare grandi progressi, non solo dal punto di vista della serenità psicologica, ma anche dal punto di vista morale. La stella polare della nostra vita, se facciamo, come ripeto, un discorso di fede, è quella famosissima frase del Libro del Levitico (ripetuta più volte in diversi punti di questo Libro): “Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo”. Nella concezione cristiana, la santità è l’apice della gioia, della saggezza, di una vita pienamente realizzata e autentica.

23 febbraio 2024: Modelli culturali in circolazione (L638)

La questione della circolazione dei modelli è stata studiata in vari ambiti. Ad esempio, in campo giuridico, il diritto comparato ha posto in luce come certi modelli giuridici abbiano avuto una propensione a diffondersi, a circolare, appunto, più di altri. Il confronto è stato soprattutto fatto nella comparazione tra modello britannico, cioè di Common Law e modello europeo continentale, romano-germanico, di cosiddetto Civil Law. Ma si può allargare il discorso alla circolazione dei modelli culturali in genere, spesso veicolati da eventi bellici, come è stato con Napoleone Bonaparte, con l’Impero Romano, con il colonialismo britannico, olandese, francese, eccetera. Ora qui, dato che questo è un blog religioso, stupisce che da un piccolo villaggio di nome Betlemme, viene il mitico Re Davide, protagonista, assieme a tanti altri Padri Nobili dell’Ebraismo, di un modello religioso-culturale particolarmente fortunato. E su questo modello, l’Ebraismo, si innesta un modello cugino che è il Cristianesimo. Stupisce come il cristianesimo si sia diffuso così potentemente, tanto da far riflettere se non sia veramente di origine divina, come noi credenti pensiamo. Gli antichi romani dicevano: “Graecia capta ferum victorem cepit”. Si può constatare come tutti gli esseri umani sono fratelli e hanno la stessa dignità di fronte a Dio. Allo stesso tempo, alcune civiltà esprimono modelli culturali che circolano più facilmente di altri.

15 febbraio 2024: La felicità spirituale (L637)

Entrando in medias res, per poi approfondire il concetto, diciamo che la felicità spirituale è principalmente dono del Signore, nella dottrina cristiana, ma anche nostra conquista nella maturazione personale, umana e di fede. Un anticipo di paradiso è anche premonizione e imitazione della vita paradisiaca, per come, con le nostre umili forze, la possiamo immaginare. Certo, i mistici in questo campo come in altri, hanno una marcia in più. In 2Corinzi 12, 1-4, san Paolo dice in merito a tale argomento: “Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest'uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare”. Certo, l’esperienza mistica come l’abbiamo letta dalle parole di San Paolo, non ce l’hanno tutti. E allora dobbiamo chiederci come i credenti e anche come i non credenti, possano raggiungere la felicità spirituale. Certamente, qui la teologia della grazia che dona beni spirituali si interseca con la teologia della morale, per cui una vita moralmente retta, certamente attira la grazia della serenità e della felicità, mediante l’azione, in parte misteriosa, del Santo Spirito.

5 febbraio 2024: Le tre comunioni con Gesù (L636)

Ci sono tre “comunioni” – se così le possiamo vedere e chiamare – con il Signore. Una è la comunione nel comportamento, di cui parla mi pare chiaramente san Giovanni: “Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato” (1Giovanni 2,6). Certamente è cosa buona e giusta comportarsi come Gesù si è comportato, condividendo con lui tutto ciò che riusciamo a condividere. Ad esempio, la preghiera, la predicazione, l’insegnamento, le opere di carità, eccetera; fino alla santità dei comportamenti, se mai siamo in grado di raggiungerla. Certamente, tutti abbiamo sentito parlare della e meditato sulla comunione Eucaristica, che è la seconda comunione, nell’ordine in cui ne vorrei parlare. Infatti, l’Eucarestia è il culmine del rapporto personale con il Signore, il culmine della concretezza della relazione con Lui. Si tratta allora di far diventare vita ordinaria quotidiana la liturgia eucaristica, portando alle logiche conseguenze il sacrificio eucaristico stesso. Questa è quella che potremmo chiamare la “coerenza cristiana”, coerenza cui ci sprona l’Eucarestia, se viviamo la fede in modo serio, consapevole, non ipocrita. La terza e ultima comunione (dopo la comunione nel comportamento e la comunione come Eucarestia), è la comunione con il Signore nello Spirito Santo. Un “collante d’amore”, di solidarietà e di amicizia con e per il Signore. Cioè, resta il fatto che senza l’azione dello Spirito non avremmo il Redentore; senza il Redentore non avremmo quell’adozione a figli in Cristo, che ci fa gridare: “Abbà, Padre!”. Questa ultima forma di comunione nello Spirito – come l’ho chiamata – inoltre, ci evita, nel rapporto con il prossimo, l’homo homini lupus, creando quella fraternità universale con tutti gli esseri umani, che il Padre vuole, rafforza e realizza, appunto tramite lo Spirito.
Sito-blog religioso di Andrea Annibale Chiodi
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